Non c’è due senza tre!

… quando ad ogni costo non vuoi mollare …

Parlo a te che prima di aprire questa pagina hai consultato le classifiche. Questo non è un racconto, non ci sono frasi avvincenti, entusiasmanti o strappalacrime; non ci sono dettagli sulle prestazioni che sono probabilmente le tue cose fondamentali. Pertanto, evita di perdere tempo ed a questo punto visto che sei arrivato fin qui visita il sito e guarda qualche immagine che esula dal triathlon. Chi scrive è per te un pesce fuori dall’acqua, una persona probabilmente di altri tempi, uno che crede soltanto che l’avversario da battere sia se stesso, non importa a che livello, quindi non degno delle tue attenzioni.

Dopo le prime due esperienze che mi hanno visto compiere l’impresa fino in fondo avevo preso un anno di pausa, si fa per dire, nel quale avevo deciso di non tentare subito per la terza volta. Ed è stato un bene, il 2017 ha portato altre medaglie da finisher in mezze distanze ed il terzo Aquaticrunner consecutivo. Per quest’anno la decisione era stata quella di ritentare, forte delle due esperienze precedenti e con quella strana dose di incoscienza che ti porta a considerare la cosa come ormai acquisita quale parte di te e, quindi, a non metterne in dubbio il risultato.

Cosa da non fare mai più! Mai avrei potuto immaginare una serie di eventi e situazioni che mi avrebbero messo in condizioni a dir poco precarie nel presentarmi al “rolling start” di questa mattina.

Quanto andrò ad elencare non ha fatto altro che innescare tutta una serie di cariche esplosive pronte a deflagrare con effetto di immediata demolizione del progetto e, conseguentemente, dell’obiettivo della mia annata sportiva. Perché sì, lo ripeto in altre parole, fare ciò che ho fatto sarà normale per molti di voi ma per me non lo è mai stato e meno ancora lo sarà in futuro.

E quindi, NONOSTANTE:

  • la già citata incoscienza …. ma sì dai, l’hai già fatto due volte cosa vuoi che sia, la terza si fa;
  • la presa di coscienza definitiva, dopo qualche anno di illusione, che ho un fisico inadeguato, inadatto e, soprattutto, “impreparabile” per qualcosa del genere;
  • la presa di coscienza definitiva che, in fin dei conti e malgrado l’abbia sempre considerata un vanto, l’età è quella che è ed a 55 anni suonati certe cose non sarebbero da considerare automaticamente fattibili;
  • il forse eccessivo anticipo col quale mi sono inserito “nella tabella” di allenamento al punto da trascurarla paurosamente visto che …. ma sì dai, manca così tanto tempo, hai voglia ad allenarti …;
  • il non immaginare minimamente che nell’ultimo anno circa mi sono trovato a dover gestire un quasi improvviso cambiamento epocale nella mia vita che, se a premessa poteva essere considerato un elemento facilitatore di una preparazione alla prova, in effetti non lo è stato ed anzi ha avuto conseguenze negative da un punto di vista morale e psicologico. Le sue varie componenti mi hanno portato ad un atteggiamento tendenzialmente rinunciatario nel quale non mi sono mai riconosciuto ma che si è rivelato, spero temporaneamente, più forte di me;
  • il credere di poter contare su un appoggio nella preparazione che in passato c’era stato ma che stavolta è venuto inesorabilmente a sfumare facendomi sentire praticamente da solo;
  • un paio di fastidiosi, pesanti ed insistenti guai di carattere tendineo e muscolare che dal mese di febbraio mi hanno afflitto senza praticamente mai lasciarmi, anzi, diventare, soprattutto uno, quello alla zona lombare (già fonte di problemi nelle prime due tornate) sempre più forte e diventare causa di preclusione o, nel caso più fortunato, di interruzione anticipata delle sedute di corsa (massima distanza compiuta in allenamento: 21 chilometri  a meno di due settimane dalla gara …);
  • l’ulteriore “mazzata” avuta nel mese di luglio in campo sanitario in cui, una bella mattina, un Illustre Professore a capo di una struttura specializzata mi diagnostica e sanziona una patologia e MI VIETA di proseguire gli allenamenti – io letteralmente e forse incoscientemente me ne infischio immediatamente (nascondendoglielo) del divieto ricevuto;
  • il resoconto finale del lavoro di preparazione riporta impietosamente che è stato effettuato per il 24,7% soltanto e con uno sbilanciamento pauroso che va a favore della prima e seconda frazione soltanto,

lo ripeto, NONOSTANTE tutto quanto sopra elencato, mi presento ugualmente a alla partenza per ritentare l’impresa, con la quasi certezza che, a questo giro, avrei arricchito la mia esperienza assaggiando l’amaro di una sconfitta contro me stesso, un inevitabile ritiro.

Come previsto, completo decorosamente e senza particolari problematiche le prime due frazioni. Arriva la terza e mi preparo a vivere quanto presagito. Sbatto subito il muso contro la triste realtà. Oltre ogni più rosea aspettativa la componente “testa” deve entrare in azione dopo i primissimi chilometri. E funziona! E non ce n’è per rinunciare! E non ci si ferma! Il ritiro? Non esiste nel mio vocabolario! Ogni descrizione più particolareggiata di quanto vissuto in quegli ultimi 42195 metri sarebbe incoerente con il senso di questo testo, pertanto la tralascio.

L’importante è aver vissuto per la terza volta quel corridoio col tappeto per terra, con le luci che ti accecano, con lo speaker che ti chiama quando mancano ancora diversi metri dal traguardo e che, quando lo tagli, ti dice: “Fabio, you are an Ironman”!

Ed ora, tutti voi che avete capito il senso del mio sport e forse il senso del vero sport fatemi pure i complimenti perché, ogni tanto modestia a parte, IronFabio è stato veramente un grande a compiere per la terza volta questa impresa.A te che, invece, continuano ad interessare solo le prestazioni, io ti lascio con le tue ansie di questo tipo. Sarai pure più forte, sarai pure più figo, vatti pure a controllare le mie prestazioni. Ridi pure e, comunque, non so tu, ma io sì che sono tosto ed ho le palle!